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Lathe biosas

EpicuroMi piace molto, questa espressione di Epicuro. Significa "Vivi nascosto". Un paradosso a tutti gli effetti ai tempi di Internet, dove nascosto non c'è proprio più niente e anzi... tutto (ma proprio tutto) è fatto per essere esposto, disvelato. Come si fa, adesso, a vivere nascosti? Ai tempi di Epicuro era la vita politica e sociale quella da cui rifuggire per perseguire la propria felicità indisturbati. Oggi questa frase assumerebbe un altro significato, completamente diverso: i greci certo non avevano il problema dell'overflow di informazioni... noi sì. E enorme, incessante. Ci raggiunge, ovunque. E ne siamo totalmente schiavi, altro che "vivi nascosto" – come se da qualche parte ci fosse un imperativo morale (Kant) che ci ordina di essere sempre collegati, aggiornati. Anche io, scrivendo in questo momento e decidendo di pubblicare i miei pensieri sto contribuendo ad aumentare l'entropia devastante determinata dal flusso continuo di dati e informazioni generati da chiunque. Non si vive nascosti, si vive in rete. Il posto meno nascosto della terra.

Morale parziale: come è possibile applicare il "vivi nascosto" di Epicuro? E, oltre a essere (forse) possibile, c'è qualcuno che davvero lo vuole?