Questo sito si avvale di cookie tecnici e di cookie analitici, anche di terze parti, necessari al funzionamento del sito. Chiudendo questo banner, cliccando in un'area sottostante o accedendo ad un'altra pagina del sito, acconsenti all'uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, clicca qui.

Proclo e i neuroni specchio

Marcissus at the Fountain (1878) by CeaUna breve premessa sulla phantasia: tradotta in modo un po' fuorviante come "immaginazione", la phantasia deriva dal verbo greco phainesthai, "apparire"... in greco più tardo (ai tempi di Proclo, dunque V secolo d.C.) anche "avere visioni". Una curiosità: da questa medesima radice deriva anche il termine "fantasma".
La storia del termine phantasia è molto lunga e interessante... la riassumerò in poche righe, che certamente non le rendono merito ma che tuttavia danno una seppur vaga idea del suo percorso avventuroso:

  • Platone: nel Sofista (264 a7-b3) egli mescola la phantasia con la sensazione, dunque con il livello più basso della conoscenza. Non sembra darle una dignità a sè;
  • Aristotele: più generoso di Platone con la phantasia, la definisce il livello più alto delle facoltà irrazionali, a stretto contatto con l'opinione (la quale si colloca invece al livello più basso delle facoltà razionale);
  • Plotino: sceglie una via di mezzo. La phantasia è sia il livello più alto delle facoltà irrazionali sia il livello più basso di quelle razionali;
  • Proclo? E' indeciso. Tentenna tra una posizione e l'altra.

Riassumiamo dunque come a livello alto funziona il processo conoscitivo (a grandi linee per i 4 filosofi citati), per fare un po' di chiarezza: sensazione --> immaginazione (phantasia) --> opinione --> pensiero. Come si è visto, la phantasia occupa una posizione oscillante tra la sensazione (Platone) e l'opinione (Aristotele). E Proclo? Come già detto, è dubbioso, non riesce a prendere posizione. Tuttavia a un certo punto (e qui mi riferisco al saggio di Blumenthal citato sotto nelle fonti) dice che "la phantasia è come uno specchio nel quale l'anima vede il riflesso della realtà": in altri termini, grazie alla phantasia, egli suggerisce che la conoscenza possa passare attraverso un percorso di immagini riflettenti. Attenzione, non è l'unico. Ricchissimo di significato è da un punto di vista semantico lo specchio nell'antichità, impossibile raccontarne adesso la storia, assai più avventurosa di quella della phantasia. Tuttavia... si pensi, prima di Proclo a Giamblico (250-325 d.C.): per lui la phantasia ha una duplice funzione (e qui mi riferisco al testo di Afonasin, E. Dillon, J.M. Finamore, J.). Sia riflette (come uno specchio) i fenomeni sensibili e le nostre idee su di loro, sia è il medium (lo strumento) per le apparizioni (phasmata) degli dei. Ancora lo specchio. Dunque, la conoscenza passa attraverso una qualche forma di riflessione, i tardo-antichi lasciano diverse tracce di questa intuizione nei loro testi: l'analogia è chiaramente azzardata ma bellissima, e dunque non posso non farla... tutto questo mi ricorda le scoperte sui neuroni specchio, o anche quanto detto nell'ultimo libro di Hofstadter "Anelli nell'io" in cui si parla della costituzione del Sè attraverso un processo riflessivo.

Fonti:
Blumenthal, H.J. (1975) Plutarch's exposition of the De anima and the psychology of Proclus, in Fondation Hardt De Jamblique à Proclus, Librairie Droz
Afonasin, E.; Dillon, J.M.; Finamore, J. (2012) Iamblichus and the Foundations of Late Platonism, Brill