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Agisco quindi sono... seconda parte

Ananke - PlatoneMi ricollego a un precedente articolo, "Agisco quindi sono", proseguendone l'argomentazione e approfondendola. Avevo scritto che nell'universo omerico i pensieri e le azioni dello spirito e dell'anima si sviluppano come forze agenti dall'esterno e possono essere concepiti come interventi divini dietro i quali si muove l'ananke, la necessità fatale. Tuttavia, bisogna notare che tali "moti" dell'anima degli eroi dell'Iliade e dell'Odissea si manifestano sotto forma di impulso emotivo (thymos) interno all'individuo agente: è proprio in questo primitivo "io collerico" che, riprendendo Mario Vegetti [Vegetti 1995 pagg. 39-40], è possibile individuare quello che è il nucleo più antico della soggettività. In Omero, infatti, l'ira e la vendetta servono a difendere dagli attacchi esterni l'eroe, la cui dignità e individualità non possono ancora "poggiarsi" su leggi e riconoscimenti stabili. Ad esempio Ettore, dice Omero, "thymos apeura" (privò della vita) Patroclo (Omero, Iliade, 16, 828). Questi pronuncia sì le sue ultime parole (Omero, Iliade, 16, 844-854), ma non può più re-agire, e ciò indica che la sua ora è ormai giunta. E' infatti solo a partire dallo thymos che l'azione segue, e segue necessariamente.

Contro l'autorità dei poemi omerici si erige la tradizione orfico-pitagorica, che relega le componenti emotive impure (dunque anche lo thymos) nel corpo mortale, separandole così dall'anima immortale. Non abbiamo tuttavia ancora un vero fattore di identità, ma "si tratta piuttosto di un demone capace di una sua esistenza transindividuale attraverso il ciclo delle reincarnazioni" [Vegetti 1995 pag. 45], che è presentato come necessità naturale [Vegetti 1996 pag. 75 sgg.]. Come si può intuire, diversi sono dunque i tentativi di definire un autos (un sé), ma nessuno è ancora definitivo.

Persino in Aristotele autos è l'individuo umano avente sì un suo ethos, ma che condiziona, una volta formato (cioè in età adulta), le azioni di necessità [Vernant, Vidal-Naquet 1976 pag. 47 sgg.]. Dunque, "ciò che orienta il soggetto è sempre un fine che mette in moto come dal di fuori la sua condotta" [Vernant, Vidal-Naquet 1976 pag. 46]. Ad  Aristotele interessa in particolare intrecciare un legame stretto tra autos ed ethos, al fine di responsabilizzare al massimo il soggetto. Poco importa che, dopo l'infanzia, l'ethos umano non possa più cambiare né migliorare e che questo determini inevitabilmente le sue scelte. Aristotele non avverte questo come possibile origine di lotta interiore tra forze contrastanti, come ragione e passione, libertà e necessità [Vernant, Vidal-Naquet 1976 pagg. 48-49]: la necessità che muove le azioni umane è ridotta a elemento privo di vita e di potere, che può essere analizzata con sguardo obiettivo e scientifico. Non si può certo dire che accada lo stesso nella tragedia greca, dove invece "l'uomo e l'azione tragica si profilano [...] come dei problemi che non comportano risposta, enigmi i cui doppi sensi restano incessantemente da decifrare" [Vernant, Vidal-Naquet 1991 pag. 71]. Restano dunque sempre la necessità e l'inevitabilità, ma esse sono vissute in modo conflittuale dai protagonisti.

E l'antropologia platonica? Nemmeno lei è scevra di dubbi e di contraddizioni: è infatti erede diretta della concezione omerica da un lato e di quella orfico-pitagorica dall'altro, che si propone di integrare e superare. In particolare, Platone ambisce esercitare il suo controllo proprio su quell'ananke che, esterna all'uomo (per ritornare all'inizio dell'articolo e chiudere in modo elegantemente circolare questo breve scritto...), finisce per condizionarlo nelle sue scelte e nelle sue azioni. E' il sentiero obbligato che egli deve percorrere se vuole non solo governare e "imbrigliare" la tradizione che lo precede, ma anche liberare l'anima dai vincoli della necessità per darle una sua identità e autonomia. Ci riuscirà? Lo vedremo in futuro... ananke permettendo.

Fonti
Vegetti, M. Passioni antiche: l'io collerico (1995) in Storia delle passioni, a cura di Silvia Vegetti Finzi, Roma-Bari, Laterza
Vegetti, M. (1996) L'etica degli antichi, Roma-Bari, Laterza
Vernant, J.-P.; Vidal-Naquet, P. (1976) Mito e tragedia nell'antica Grecia, Torino, Einaudi
Vernant, J.-P.; Vidal-Naquet, P. (1991) Mito e tragedia due, Torino, Einaudi