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Tra sensibile e sovrasensibile: l'Icona (II parte)

Immagine di EdessaOrigini e cause
Dalla reliquia all'immagine
Le testimonianze letterarie esaminate indicano una eccezionale crescita e intensificazione del culto delle immagini a partire dalla seconda metà del VI secolo d.C. Grabar ha interpretato la popolarità del culto delle immagini come l'inizio di un processo grazie al quale l'icona ha sostituito la reliquia in quanto oggetto di adorazione privilegiato nella Chiesa ortodossa greca. Sempre secondo Grabar, dal punto di vista cronologico la reliquia precedette l'immagine come oggetto di culto, ma rivestì un ruolo di gran lunga inferiore rispetto alla funzione centrale dell'icona nella successiva cristianità greca. Tale mutamento ebbe inizio alla fine del VI secolo d.C. e nel corso del VII secolo, quando le forme assunte dal culto delle icone risultavano sorprendentemente simili a quelle riscontrabili nel culto delle reliquie. La fede in un potere magico – nucleo fondamentale del grande sviluppo del culto delle immagini – è stata da sempre associata alle reliquie. Tuttavia, se la percezione sensibile della forma oggetto di devozione costituisce un'esigenza fondamentale per il devoto, l'opera del pittore o dello scultore può essere uno strumento più efficace di un "pugno di cenere e ossa", ovvero di una "informe reliquia", al fine di "raggiungere la divinità". Infatti, è nel corpo in tutta la sua interezza che la gloria del martire viene realmente contemplata dal devoto. Dunque, la riproduzione pittorica della forma vivente era a tutti gli effetti in grado di ereditare la virtù della reliquia, assumendone così la stessa rilevanza, e col tempo anche superandola. Una buona parte delle notizie più antiche sull'adorazione o altre forme di culto cerimoniale delle immagini riguardano immagini acheiropoietai, che, come già detto, si riteneva dovessero la loro esistenza a un contatto diretto con l'entità divina e che si configuravano effettivamente come una sorta di "prodotto secondario" delle reliquie, o immagini create mentre il Santo stesso era ancora in vita, e a volte da lui benedette (come nel caso degli stiliti). Si noti in proposito come i palladia portati in battaglia risultino molto spesso essere immagini acheiropoietai.

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Tra sensibile e sovrasensibile : l'Icona (I parte)

Icona di CristoLe origini del culto cristiano delle immagini

L 'originaria avversione del cristianesimo nei confronti delle arti figurative può considerarsi radicata nella sua stessa spiritualità. Il concetto di venerazione puramente spiritualizzata, non "accompagnata" da riproduzioni fisiche della divinità, trova una delle sue espressioni più eloquenti nelle parole di Minucio Felice (II - III secolo d.C.), scritte in un'epoca in cui, in verità, tale idea veniva già messa in discussione da più parti: "Credete che noi teniamo occulto l'oggetto della nostra adorazione solo perché non abbiamo santuari ed altari? E perché dovrei scolpire un simulacro di Dio quando, se ben rifletti, l'uomo stesso è il simulacro di Dio? Perché dovrei erigergli un tempio quando tutto questo mondo creato da lui non riesce a contenerlo? E mentre io, semplice mortale, ho bisogno di albergare in un più largo spazio, dovrei circoscrivere l 'imponenza di sua Maestà nello spazio di un modesto sacello? Forse non è meglio dedicargli un tempio nel nostro spirito? Non è meglio consacrargli un tempio nella nostra anima?".
Il radicale rifiuto delle arti figurative espresso dalla Chiesa primitiva costituiva parte integrante del generale rigetto di ogni elemento materiale nella vita e nelle devozione religiosa. Tuttavia, una via verso la venerazione delle immagini fu aperta nel IV secolo d.C., con l'introduzione dell'adorazione sempre più estesa di nuovi elementi materiali non interdetti da alcuna specifica proibizione, specialmente croci e reliquie. Il culto della croce e delle reliquie era dunque in pieno sviluppo all'epoca dei grandi Padri Cappadoci, i quali tuttavia non prendevano minimamente in considerazione, nemmeno in una luce negativa, l'adorazione delle immagini religiose. I Padri del IV secolo d.C. riconoscevano invece apertamente la legittimità degli onori e degli ossequi tradizionalmente rivolti all'immagine dell'imperatore, la cui venerazione risultava dunque essere maggiormente diffusa rispetto a quella delle immagini religiose.

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Escher prima di Escher

Escher, Castrovalva - Abruzzo (1930)Ho avuto la fortuna di vedere un museo spettacolare, meno conosciuto rispetto ai nomi più noti in giro per il mondo ma... chiunque sia appassionato di M.C. Escher non può non visitarlo, almeno una volta nella vita: si tratta dell'esposizione permanente delle opere di Escher all'Het Paleis, in centro a L'Aia, Paesi Bassi. Il museo è distribuito su tre piani: al primo e al secondo vi sono le opere di Escher in ordine cronologico (in particolare, al secondo piano è anche possibile vedere un filmato di una ventina di minuti sulla vita e le opere di Escher: merita!), al terzo piano vi sono stanze più interattive in cui è possibile sperimentare in prima persona alcuni degli effetti e dei giochi maggiormente amati e usati dall'artista. In questo articolo mi vorrei concentrare su una delle prime opere (1930) di Escher, meno conosciute, ovvero la litografia di Castrovalva, in Abruzzo. In essa è già presente uno degli effetti che l'artista userà più di frequente nelle sue opere: il rimando al ciclo infinito, alla ricorsione... che lui ci propone in modo discreto, senza che ce ne accorgiamo, conducendo il nostro sguardo in un percorso circolare studiato fin nei minimi dettagli. L'immagine è riprodotta qui di fianco. Si consiglia di aprire il link che rimanda alla visualizzazione ingrandita. La spiegazione che segue è tratta dall'ottimo pannello illustrativo presente nella stessa sala che ospita l'opera, intitolato: "Escher e la struttura dello spazio".

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