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Platone e il ray tracing

Ray tracingL'algoritmo di ray tracing è usato nella computer grafica per ricostruire il percorso che fa la luce non dalla fonte alla destinazione, ma al contrario, a partire dall'oggetto di visione fino alla fonte di luce, tenendo conto anche dei vari oggetti che nel percorso vengono "incontrati" dal raggio stesso. Non entrerò nel dettaglio, comunque è molto utile per riprodurre effetti di rifrazione, riflessione, etc.
Ora, effettuando un salto pindarico notevole e credo non molto legittimo... ma tant'è! leggendo la descrizione e il funzionamento di questo algoritmo non ho potuto che pensare a come Platone concepiva il processo della visione degli oggetti. Mi colpisce il fatto che anche il suo ragionamento, esattamente come l'algoritmo di ray tracing, è assolutamente contro-intuitivo: per lui infatti non è la fonte di luce che raggiunge l'oggetto e quindi la nostra vista... ma esattamente il contrario. E' nella nostra vista che, secondo Platone, ha origine un "fuoco", il quale incontra nell’aria il raggio di luce, e con esso si mischia per produrre una sorta di "corpo visivo" che va dall’occhio all’oggetto e che consente di trasferire prima all'occhio e poi all'anima la visione ultima dell'oggetto in esame. Esattamente al contrario la pensava invece Democrito, e la sua concezione è senza dubbio molto più "intuitiva" di quella platonica: ogni tipo di percezione (non solo quella visiva) segue il percorso oggetto --> soggetto, ove dall'oggetto si staccano degli atomi che vengono a colpire i nostri organi di senso e abilitano così la vista, l'udito, il tatto, etc. Dopo la brevissima digressione su Democrito, lascio però ora la parola direttamente a Platone, e al brano del Timeo che mi ha ricordato il ray tracing:
"Quella parte del fuoco che non ha la caratteristica di bruciare, ma che ci offre la mite luce propria di ogni giorno, predispose che diventasse un corpo. Infatti il fuoco puro che è dentro di noi affine a questo lo fece scorrere liscio e denso attraverso gli occhi, comprimendo tutte le parti, [...] in modo che [...] trattenesse tutta la parte del fuoco che era più denso, e lasciasse filtrare solamente quello puro. Quando, dunque, vi sia luce diurna intorno a tale corrente del fuoco puro della vista, allora, incontrandosi simile con simile e unendosi insieme, se ne forma un corpo unico e omogeneo nella direzione degli occhi [...]. E tutto questo corpo, divenuto capace delle stesse impressioni a causa delle somiglianze delle sue parti, quando tocca qualunque cosa o qualunque cosa tocca lui, diffondendo i moti di questi per tutto quanto il corpo fino all'anima, fornisce questa sensazione, per la quale noi diciamo di vedere" (da Platone, Timeo, 45 B-C-D, a cura di Reale G., Rusconi, Milano 1994).