Questo sito si avvale di cookie tecnici e di cookie analitici, anche di terze parti, necessari al funzionamento del sito. Chiudendo questo banner, cliccando in un'area sottostante o accedendo ad un'altra pagina del sito, acconsenti all'uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, clicca qui.

Uomo-Macchina: Hegel oggi

Leonardo da Vinci [Public domain], via Wikimedia CommonsCon il web 2.0, a causa dell'identità virtuale potenzialmente (e anche realmente) presente su diverse piattaforme non più separate ma interagenti (dunque uno stesso soggetto può viaggiare su diversi "mondi paralleli" senza soluzione di continuità), della propagazione virale e sincronica dell'informazione, della facilità di creazione e modifica dei contenuti, ormai svincolati da struttura e presentazione, e delle applicazioni, dati e servizi accessibili on line in ogni momento e con la personalizzazione desiderata e indipendenti dal personal computer (o più in generale, dall'hardware specifico in possesso dell'utente), si perdono i confini tra soggetto (identità) e oggetto (luogo virtuale, ma anche informazione, servizio, etc.), e non si ha più il meccanismo tipico del soggetto che "usa" l'oggetto, ma si verifica un cambio di paradigma: in qualche modo è l'oggetto che definisce il soggetto e la sua identità, e quest'ultimo si trova a dovere cedere almeno in parte il controllo per avere in cambio disponibilità immediata di informazioni e servizi. Non importa più dove sia l'informazione di interesse, semplicemente essa si trova dove si trova l'utente. In altri termini, dal momento che gli oggetti virtuali sono potenzialmente infiniti, l'identità che con essi ha interagito (lasciando delle tracce) ne risulterà delocalizzata e anch'essa necessariamente "moltiplicata": è infatti più difficile, con il web 2.0, ricostruire con un diagramma la propria identità, o meglio, è certamente fattibile, ma esso risulterà complesso e ramificato. Bene dice Salvo Mizzi in un suo articolo, in cui riconduce il passaggio da web 1.0 a web 2.0 alla dialettica hegeliana servo-padrone: "Nella sua prima manifestazione fenomenica, Internet era ancora un paleoconcetto rudimentale

la cui articolazione procedeva per mimesi della realtà, replicando e visualizzando meccanicamente sullo schermo del pc le diverse microrealtà di cui era ed è costituita la nostra esperienza. [...] Nella dialettica client-server prevaleva il client, così la diffusione del senso dipendeva largamente da singoli atti stocastici di volontà e dalle frazioni di tempo in cui essi si condensavano. [...] Nel frattempo, silenziosamente, le connessioni si sono trasformate in estensioni del soggetto e la potenza di calcolo degli oggetti, condivisa, ha generato una sintesi del tutto nuova, dando vita a una dialettica inedita. Il web 2.0 potrebbe dunque essere definito, in prima battuta, come esito della prevalenza del server. Tra servo e padrone, alla fine, è il padrone (client) a essere meno libero perché deve la propria autonomia e la propria libertà al riconoscimento del proprio potere da parte del servo (server). Che lo identifica e lo abilita alle sue funzioni. E lo rende libero di operare" (Mizzi, 2008).

Fonti:
Mizzi, S. (2008) Lo Spirito del Tempo: Da Hegel al Web 2.0: Tra materiale e virtuale. Nòva 24, 22 maggio, 9
Rosati, L. (2008) Hegel e la Rete: Ovvero come superare la dicotomia fisico-virtuale