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Se l'informazione in-forma ancora...

Mappa mentale in cineseUn po' di tempo fa un tweet di Architecta (la Società italiana di Architettura dell'Informazione) ha segnalato una entry interessante sulla Stanford Encyclopedia of Philosophy, ovvero un lungo articolo sulle Semantic Conceptions of Information. Mi sono subito incuriosita, e l'ho letto. Propongo quindi qui alcune riflessioni / dubbi / osservazioni a valle della mia lettura del testo.
Mi soffermerò brevemente solo su tre punti che mi hanno colpito, l'articolo è molto lungo e ricco e merita di essere studiato per intero:

L'incipit:
Si specifica che verrà considerata l'informazione come un "dato significativo". Questo sarà il parametro generale che verrà utilizzato per delineare le varie teorie sul tema, si chiarisce ulteriormente. Viene anche detto che tale presupposizione è / può essere oggetto di critiche, ma, giustamente, è necessario avere in partenza un oggetto chiaro e ben definito di analisi. La significatività appartiene in effetti all'etimologia stessa di informazione, in quanto quest'ultima è direttamente collegata all'idea di "immettere una forma", dare una struttura a qualcosa (immateriale o materiale che sia) affinché tale forma / struttura sia rappresentabile e acquisibile dalle strutture cognitive di un soggetto (mi piace dirla con Kant: dallo spazio, dal tempo e dalle categorie dell'intelletto).

Il paragrafo 4.2 "L'approccio fortemente semantico all'informazione"
Tra le varie teorie illustrate nell'articolo, ho deciso di soffermarmi su questa perché ho trovato il grafico illustrativo del grado di "informatività" veramente chiaro, utile e facilmente applicabile anche a casi concreti. Si parte dal seguente assunto: "La quantità di informazione semantica in p è calcolata in termini di distanza dalla situazione / risorsa w che p dovrebbe modellare" (il presupposto è che l'informazione in analisi sia già stata qualificata in partenza come un "dato ben formato, significativo e attendibile").
Grado di InformativitàSi immagini dunque che ci siano esattamente tre ospiti per cena stasera. Questa è la nostra situazione / risorsa w di partenza. Si immagini che a noi venga comunicato che:
(T) potrebbero o non potrebbero esserci degli ospiti a cena stasera;
(V) ci saranno alcuni ospiti stasera;
(P) ci saranno tre ospiti stasera.
Ebbene, il grafico qui di fianco fornisce la rappresentazione matematica e geometrica (una parabola rovesciata) sia della distanza (θ) di queste tre affermazioni (σ) dalla situazione / risorsa reale w che vogliono rappresentare, sia del loro grado di informatività (che è dato dall'area delimitata dalla curva, ovvero dall'integrale). Avremo dunque che:
(T) ha distanza da w 1 (massima) in quanto si tratta di una tautologia. Il grado di informatività (ι) è quindi zero: nessuna ulteriore informazione viene fornita;
(V) ha distanza da w 0.25 (intermedia) in quanto fornisce qualche informazione, senza però che questa sia accurata. Il grado di informatività è 0.24479 (risultato dell'integrale, si veda l'articolo per il dettaglio);
(P) ha distanza da w 0 (minima) in quanto fornisce informazione accurata e precisa. Il grado di informatività è 2/3 (che costituisce tutta l'area delimitata dal ramo della parabola nel primo quadrante): il massimo dettaglio di informazione viene infatti dato.
Si noti peraltro che (T) contiene tanta informazione vaga quanto (P) contiene informazione rilevante: l'area è la medesima.

Il dubbio è dunque: in che modo è possibile gestire tutte le informazioni vaghe e imprecise, la cui numerosità rischia di essere anche superiore rispetto a quelle precise e accurate? Facendo un esempio concreto, in che modo i motori di ricerca possono minimizzarne l'impatto? O ancora, come possiamo progettare i contenuti e i mezzi che li veicolano affinché di questa tipologia di informazioni (ovvero del "rumore") ve ne sia solo una percentuale minima? E affinché le informazioni ridondanti e irrilevanti non superino quelle accurate e precise?

La conclusione:
Si dice chiaramente che, nonostante tutto, non vi è ancora accordo su che cosa sia davvero l'informazione. La chiusura è veramente bella sia da un punto di vista formale, perché si ricollega all'incipit e dà così al testo una elegante struttura (forma) circolare, sia da un punto di vista sostanziale, perché in poche righe riassume e fornisce un solido "fermo immagine" sul filo rosso che accomuna tutte le teorie precedentemente illustrate.

Infine, una mia riflessione: mi sto chiedendo se, con l'avvento del qubit, non potrebbe esserci un significativo upgrade del nostro concetto di informazione (... molto probabilmente è già stato fatto, o è in corso). Il qubit infatti potrebbe essere molto più adatto a descrivere, da un punto di vista non solo informatico e matematico, ma anche filosofico, la complessità e indecidibilità dell'informazione così come oggi ci viene presentata  molto più che il "semplice" bit (btw: come si presenterebbe un grafico sul grado di "informatività", se l'unità di misura fosse il qubit e non il bit?). Non per niente Google ha appena acquistato uno dei più avanzati computer quantistici ad oggi in commercio (si veda per approfondire Google and NASA Launch Quantum Computing AI Lab)...

Fonti:
Floridi, Luciano, Semantic Conceptions of Information, The Stanford Encyclopedia of Philosophy (Spring 2013 Edition), Edward N. Zalta (ed.)